Davide Secci

...Una pittura matura nel tempo, senza fretta...

Artista preciso, meticoloso, attento, scrupoloso. Nella vita come nei suoi quadri. Lo si legge nelle sue tele, lo si evince dal colore, dal tratto deciso, dalla cura del dettaglio che ti colpisce e ti cattura, ma soprattutto porta chi osserva l’opera a fermare lo sguardo, a passare dalla visione d’insieme alla ricerca del più piccolo particolare. Davide Secci è tutto questo. Nasce a Cagliari dove tuttora vive e lavora. Pittore autodidatta, inizia la sua attività dedicandosi ad uno stile decisamente iperrealista che ben presto abbandona per rivolgersi ad una pittura più classica e meno legata alla realtà e alla ricerca di un dettaglio quasi fotografico.
Dipinge ad olio su tela e lo fa spesso incollando le sue tele sulla tavola. Usa una sua personale elaborazione della tecnica delle velature. È così che nasce questa sua pittura matura nel tempo, senza fretta, fatta di pennellate pulite e nitide, talvolta invisibili e realizzate a strati sottili.
Predilige giocare con il chiaroscuro e modellare i soggetti con luce caravaggesca, dando una particolare attenzione ai dettagli. Curatissima l’attenzione agli incarnati ed al movimento dei drappeggi che appaiono curati con meticolosa precisione. Le composizioni fanno ritornare alla mente scene teatrali, l’intensità e la direzione delle luci esaltano la plasticità delle figure e assumono un’importanza fondamentale nella costruzione delle sue opere. Stupisce la quasi totale assenza di sfondi: è così che il pittore cagliaritano focalizza l’attenzione sui soggetti pittorici da lui scelti, mettendoli in evidenza e trasformandoli nei soli protagonisti delle sue rappresentazioni: sono loro i veri e unici attori e tramite le espressioni del viso e gli atteggiamenti del corpo svelano il messaggio dell’artista. I suoi soggetti, mai frenetici e ansiosi, vengono rappresentati in momenti di quotidiana calma e ben rispecchiano la personalità dell’artista.
Una speciale attenzione meritano le sue nature morte; in particolare frutti e ortaggi con la loro forte volumetria ed una apparente tridimensionalità, riprendono la migliore tradizione seicentesca e sembrano materializzarsi davanti agli occhi dell’osservatore, rendendosi sulla tela più invitanti e realistici di uno scatto fotografico.
La tavolozza è giocata su pochi colori fondamentali così da apparire tendenzialmente calda e rassicurante. Predominano infatti le terre, gli ocra, i rossi e gli aranci che ben rappresentano i colori della sua Sardegna. Una Sardegna che si può cogliere anche nei volti dorati dal sole dei soggetti ritratti, nei loro atteggiamenti, nei loro sguardi, nelle loro espressioni. E tutto per emozionare o almeno tentare. Perché, come dice lo stesso pittore, questo soltanto è lo scopo dell’opera d’arte. Che va osservata, guardata, letta. Ognuno con i propri occhi, con il proprio cuore, con il proprio sentire, senza filtri, senza interpretazioni.

REMIGIO MACCIONI